Famiglia Esposito
Sette generazioni di una famiglia
1850 — 2026
Per Sofia e Leonardo, perché sappiano da dove vengono.
E per nonna Lucia, che ha raccontato tutto in tempo.
Libro di esempio · Famiglia Esposito
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1850 — 2026
Sette generazioni di una famiglia
1850 — 2026
Per Sofia e Leonardo, perché sappiano da dove vengono.
E per nonna Lucia, che ha raccontato tutto in tempo.
La linea diretta da Gennaro Esposito, contadino tra i limoni di Sorrento, fino a Sofia e Leonardo. Nell'albero di famiglia ci sono altre sessantaquattro persone: fratelli, sorelle, mogli, mariti e figli.
3La famiglia e i disegni di questo esempio sono stati inventati a scopo dimostrativo.
4Dai limoneti di Sorrento a New York e ritorno, da Napoli a Torino con il Treno del Sole, e infine a Milano.
Capitolo I · Le origini
«Chi semina limoni, raccoglie sole.»7
Gennaro Esposito, 1850–1918
Il primo Esposito di cui conosciamo il nome, Gennaro, coltivava i limoni sulle terrazze sopra Sorrento. D'inverno copriva gli alberi con stuoie di paglia per proteggerli dal freddo, e d'estate portava le ceste giù al porto a spalla. Sua moglie Carmela faceva il rosolio con le bucce. In casa si conserva ancora la sua roncola, con il manico consumato dalla mano.
8Capitolo II · La partenza
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9Salvatore Esposito, 1880–1950
Nel 1906 Salvatore si imbarcò a Napoli per New York con un baule di legno e l'indirizzo di un cugino. Lavorò sette anni a Brooklyn, posando binari e mandando a casa i dollari dentro le lettere. Nel 1913 tornò, comprò un pezzo di terra accanto a quella del padre e sposò Assunta, che lo aveva aspettato. Dall'America portò un orologio da tasca e una parola che in famiglia si usa ancora: «okay».
10Capitolo III · L'amore
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11Antonio e Rosa Esposito, 1938
Antonio andò a Napoli a fare il garzone in una bottega di sarto, e ogni mattina passava sotto il balcone di Rosa. Lei calava il paniere con la corda per comprare il pane, e lui un giorno ci mise dentro un biglietto. Si sposarono nel 1938 nella chiesa del quartiere. Il paniere di vimini è rimasto in famiglia: oggi ci teniamo le foto vecchie.
12Capitolo IV · La guerra
«Finché c'è una pentola sul fuoco, c'è speranza.»13
Rosa Esposito, 1919–2005
Durante i bombardamenti Rosa scendeva nei ricoveri sotto il tufo con il piccolo Vincenzo in braccio e una pentola di fagioli. Antonio era lontano, al fronte, e per due anni non arrivarono notizie. Quando a settembre 1943 la città si liberò, Rosa uscì in strada con le vicine e pianse per tutto il giorno. Antonio tornò a casa nel 1945, a piedi, con le scarpe legate con lo spago.
14Capitolo V · La partenza
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15Vincenzo Esposito, 1942–2015
A diciannove anni Vincenzo prese il Treno del Sole da Napoli a Torino: diciotto ore seduto sulla valigia di cartone. La FIAT cercava operai, e lui entrò a Mirafiori il giorno dopo. Per mesi dormì in una soffitta con altri quattro ragazzi del Sud. Nel 1965 conobbe Lucia, piemontese, a un ballo in parrocchia. Lei rideva del suo accento, lui della polenta di sua madre.
16Capitolo VI · Gli anni belli
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17Vincenzo e Lucia Esposito, 1966
Nel 1966 comprarono una Seicento bianca a rate. La domenica caricavano la macchina — Vincenzo, Lucia, il piccolo Marco, la nonna, due sedie pieghevoli e la pentola del ragù — e partivano verso il mare della Liguria. Una volta si ruppe sulla salita del Turchino e la spinsero tutti insieme, nonna compresa. Quella foto è appesa in cucina ancora oggi.
18Capitolo VII · Il lavoro
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19Marco Esposito, 1968
Io e Paola ci siamo conosciuti all'università di Torino. Lei studiava architettura, io ingegneria, e la nostra prima casa l'abbiamo ridipinta da soli in un weekend, con Luca in mezzo alla vernice. Papà Vincenzo veniva ogni sabato a controllare i lavori e a dire che al Sud si faceva tutto meglio. Poi si fermava a cena e rimaneva fino a mezzanotte.
Capitolo VIII · La nuova generazione
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21Luca Esposito, 1995
Due anni prima che morisse, ho registrato nonna Lucia con il telefono, nella sua cucina di Torino, per tre pomeriggi. Raccontava del ballo in parrocchia, della Seicento e di come il nonno le cantava Modugno stonando. Ora Sofia vuole sentire «la storia della bisnonna» prima di dormire. Non l'ha mai conosciuta, ma ride negli stessi punti in cui rido io.
Tradizioni
Rosa Esposito, nata Ferrara, 1919–2005
Serve
Si comincia la domenica mattina presto. Soffriggere la cipolla nell'olio in una pentola di coccio, rosolare bene la carne e le salsicce, sfumare con il vino. Aggiungere la passata e un po' d'acqua, coprire a metà e lasciare «pippiare» — cioè sobbollire appena — per almeno sei ore, mescolando ogni tanto con il cucchiaio di legno. Il sugo condisce i ziti, la carne si mangia dopo.
Nonna Rosa diceva che il ragù non si cucina, si aspetta. Paola lo fa ancora ogni prima domenica del mese, e Luca ruba il pane da intingere prima di pranzo, come faceva suo padre.
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Gli Esposito sono inventati, ma il libro è vero: è così che Treename raccoglie le storie che la vostra famiglia racconta a voce, con l'albero, la mappa e le fotografie. Il vostro nascerà dalle vostre storie.
25Il libro della famiglia Esposito · realizzato con Treename · 2026
La famiglia e i disegni di questo esempio sono stati inventati a scopo dimostrativo.
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